(Articolo)
Social e brand food nel 2026: In equilibrio tra prossimità e rilevanza. Il vantaggio della Food Sensitivity.
Di Sumeya Bendebka

Il 2026, come gli altri anni prima di lui, ha riscritto le regole con cui un brand costruisce valore sui social.
I feed sono saturi di contenuti generati dall'intelligenza artificiale, le persone sono sempre più scettiche davanti a un contenuto (soprattutto se si tratta di un contenuto sponsorizzato) e la fiducia si è spostata dalle grandi istituzioni verso le voci capaci di mostrare un punto di vista autentico.
In questo scenario non roseo, i brand del mondo food e beverage partono con un vantaggio raro, perché trattano qualcosa che le persone amano, ripetono ogni giorno e caricano di significato.
La chiave è trovare il giusto modo di comunicare questo significato e farlo proprio del brand.
L'autenticità oggi si misura sulla prossimità
I contenuti spettacolari e ultra-prodotti perdono efficacia. Le persone cercano connessione emotiva nei gesti semplici del quotidiano, e l'autenticità si valuta ormai sulla prossimità emotiva più che sulla perfezione della messa in scena.
I micro-rituali quotidiani: la colazione, la spesa, la tavola condivisa, il gesto di aprire un prodotto. Sono momenti che raccontano l'identità di una marca meglio di qualsiasi campagna patinata.
La competenza sta nel riconoscere quali di questi momenti hanno un valore reale per un brand e quali suonano finti.
Le campagne food e beverage premiate quest'anno ai Cannes Lions (il festival della creatività) raccontano tutte la stessa direzione. Le idee migliori chiedono alle persone di partecipare, trasformando comportamenti quotidiani e momenti culturali in esperienze condivise.
Heineken ha vinto il massimo riconoscimento nella categoria social premiando con una birra al bar chi spostava le proprie conversazioni dal telefono all'incontro di persona, un attrito quotidiano trasformato in occasione reale. https://www.beverfood.com/heineken-sfida-vocali-whatsapp-birra-gratis/
Cadbury ha usato il prodotto stesso come gesto culturale, rendendo la condivisione personale e riconoscibile. https://www.dandad.org/work/d-ad-awards-archive/made-to-share
KitKat, colpita dal furto di un intero carico di prodotto poco prima di Pasqua, invece di nascondere l'accaduto lo ha raccontato con trasparenza, generando oltre duecento milioni di dollari di valore mediatico in una decina di giorni. https://brand-news.it/brand/alimentari/food/dopo-il-colossale-furto-kitkat-crea-un-tracker-che-permette-agli-utenti-di-segnalare-le-barrette-rubate/
Il filo comune è chiaro: vincono le marche che leggono la cultura del proprio pubblico e sanno trasformarla in partecipazione, non quelle che si limitano a raccontarsi.
La provenienza è il nuovo lusso
I social hanno democratizzato i codici estetici del lusso, le stesse maison di moda custodi del mondo luxury non adottano più da anni un linguaggio serio e impassibile sui social.
Il prestigio si è spostato dal mostrare al far capire.
Le persone si appassionano alla storia dei prodotti, alle tecniche di lavorazione, ai riferimenti culturali.
Difficile trovare un settore in cui questo principio sia più vero che nell'alimentare.
Il territorio di origine di un ingrediente, la ragione di una certa lavorazione, la storia di un produttore, il perché di una stagionalità. Raccontati con competenza, questi elementi trasformano un prodotto in un oggetto di conoscenza e desiderio, e alzano il valore percepito del brand.
“𝗧𝗼 𝗲𝗻𝗴𝗮𝗴𝗲, 𝘆𝗼𝘂’𝘃𝗲 𝗴𝗼𝘁 𝘁𝗼 𝗲𝗻𝘁𝗲𝗿𝘁𝗮𝗶𝗻”
Così ha sentenziato Sir John Hegarty, leggenda della pubblicità e co-fondatore dell'agenzia BBH.
Le uniche cose che spostano davvero i risultati sono le idee e la loro capacità di intercettare un pensiero, una tensione o una storia che appartiene solo a quel brand. Tutto il resto muove i numeri di qualche punto e nulla più.
Un'idea forte, radicata in un'intuizione culturale e in una conoscenza reale del prodotto, produce valore nel tempo. E in un anno in cui i feed si riempiono di materiale prodotto dalle macchine, il segno dell'umano diventa il vero elemento distintivo.
Come osserva anche una voce autorevole del panorama italiano dei media, Valerio Bassan, il rischio più grande è ottimizzare la comunicazione per gli algoritmi dimenticando che deve restare qualcuno che ha voglia di ascoltarti.
Il cibo, fatto di calore, memoria e imperfezione, si presta a questa umanità più di qualsiasi altra categoria.
La rilevanza vale più dei numeri
Un altro cambio di prospettiva utile a chi decide riguarda il modo in cui si misura il successo. Il numero di follower ha perso gran parte del suo peso: contano molto di più la rilevanza dentro una comunità e la capacità di essere un punto di riferimento nella propria nicchia. Esistono canali con pochi follower che orientano interi settori, e audience numerose ma dormienti che non producono alcun valore.
Per un brand food questo si traduce in una domanda strategica più matura: non quanto siamo grandi, ma quanto siamo rilevanti per le persone che contano davvero per noi.
Le comunità appassionate attorno a un prodotto, a una ricetta o a un territorio sono un patrimonio, e i report confermano che i marketer le considerano sempre più centrali. La direzione è passare da una logica in cui si spinge il contenuto verso il pubblico a una in cui si offre alle persone un motivo per cercarci, spesso costruendo occasioni ed esperienze invece di semplici pubblicazioni.
Il vantaggio della Food Sensitivity
Se mettiamo in fila questi segnali, convergono su un punto solo. Nel food del 2026 non vince chi grida più forte né chi produce di più, ma chi capisce. Capire la differenza tra un prodotto a denominazione e uno anonimo, rispettare la stagione di un ingrediente nel calendario di comunicazione, cogliere il peso emotivo di una tavola condivisa senza ridurlo a uno slogan.
In Erbacipollina il cibo è la prima competenza delle persone che ci lavorano, e la comunicazione arriva dopo, come traduzione di una cultura che padroneggiamo. In un anno in cui il pubblico premia autenticità, provenienza e sensibilità umana, questa è la differenza tra comunicare un prodotto e raccontare il cibo.
È il terreno su cui scegliamo di lavorare ogni giorno, con i brand che vogliono costruire valore e non solo presenza. Se guidi la comunicazione di un brand food e cerchi un partner che legga questi codici come prima lingua, è esattamente la conversazione che ci piace iniziare.
